domenica 8 novembre 2009
Due versi di Lorca e un dipinto di Gauguin
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sabato 7 novembre 2009
Crocodile - Kim Ki Duk - 1996
Pubblicato da Cotone a 7.11.09 3 commenti
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martedì 3 novembre 2009
"Il poeta non dorme mai, ma in compenso muore spesso"
del mio amore per te
penserei a un saluto
di baci focosi
alla veduta di un orizzonte spaccato
e a un cane
che si lecca le ferite
sotto il tavolo.
Non vedo niente però
nel nostro amore
che sia l'assoluto di un abbraccio gioioso.
Alda Merini
Pubblicato da Cotone a 3.11.09 5 commenti
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Alda Merini- I poeti lavorano di notte
Pubblicato da Cotone a 3.11.09 1 commenti
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giovedì 22 ottobre 2009
Due parole di Nietzsche e un bel dipinto di Renoir
Pubblicato da Cotone a 22.10.09 2 commenti
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giovedì 15 ottobre 2009
L'emozione del brutto in un dipinto di Toulouse Lautrec
C'è un posto sulla collina di Montmartre che si chiama Moulin de la Galette, è un vecchio granaio coi mulini a vento e lo steccato verde, un posto nuovo, grazioso, addirittura strabiliante, dove due mugnai preparano le loro famose focacce e per pochi centesimi ti fanno ballare intorno a certe donne dall'aspetto incredibile. Gli uomini indossano scarpette nere di vernice e calzoni attillati, alcuni di loro portano anche una tuba scintillante e ballano da veri Valentin; bevono molto, moltissimo, e ogni tanto si aggiustano quei loro baffi odorosi di crema da gran signore, portandosi dietro la noia della mattinata, l'aria piatta, inamidata, da lavandaia di qualche signora con una buona dote che hanno galantemente portato all'altare. Il locale è illuminato a giorno, ma quando le "stelline" vanno in scena la luce viene sempre da basso, in modo da dare ai loro volti un aspetto più deciso, grottesco, quasi caricaturale. Se si vuole assistere ad un bestiale cancan, però, sarà opportuno fare quattro passi, arrivare fino al Moulin Rouge e sedersi a un tavolo male illuminato, da cui si potrà certamente partecipare ad uno spettacolo strabiliante: la Goulue, che indossa un vistoso corsetto e vi mostra i suoi seni, può girare e far spaccate per tutta una notte, magari insieme alla timida Jane o alla grassa Mome Fromage. C'è musica ovunque, dappertutto notte e baccanale: qui clown, contorsionisti e sante donne possono muoversi senza suscitare un solo sguardo di disprezzo. Di questi tempi, una come Cha-U-Kao è di gran moda: è una piccoletta dal busto sottile, flessibile, con un collo corto e forte e un viso deciso, derisorio, che non ha paura di ballare accanto ad altre donne, in posa virile, dopo un numero da acrobata di gran razza. Qui si può tutto, siamo a Montmartre.
A guardare un quadro di Lautrec, difficilmente troverete qualcosa di vagamente simile alla bellezza. Le sue donne sono brutte, decadenti, hanno carni violette rapprese da strani mali, e occhi corrotti, affaticati e lunari. Se sono di scena al Moulin Rouge, ci vengono incontro come bianche maschere, con quella dannata luce che viene da basso, sempre la stessa accentuazione del profilo, il mento che viene fuori come un artiglio, la guancia scavata, indigente e -sulla bocca- il colore guasto di un frutto andato a male. Quando qualcuno gli chiedeva perché ritraesse tutte le donne come fossero brutte, quella lingua velenosa di Lautrec rispondeva: "Perché lo sono". Malgrado qualche crudeltà di temperamento, non faticò a diventare qualcuno a Parigi, i suoi cartelloni del Divan japonais o di Ivette erano praticamente ovunque e lui dipingeva continuamente, come preso da un fauvismo di creazione e candore. A notte fonda si spostava al bordello, che era a pochi passi dalle sale da ballo. Lì stava per ore con Mireille, che era la sua favorita e di cui abbiamo qualche scatto: uno -in particolare- mi ha impressionato per la durezza del corpo, la pancia grossolana, sporgente e i piedi tozzi, lunghi ed allargati come quelli di un'anatra. In verità, Toulouse si intratteneva con qualsiasi ospite della padrona. Le prostitute lo lasciavano fare, e lui si metteva a guardare la loro vita fatta di gesti, quei visi candidi al mattino, struccati come quelli di vecchie bambine e la loro schiena rosa e grigia, mentre una di loro si guarda allo specchio e fissa freddamente il freddo lavoro del tempo. Forse è soltanto una mia suggestione, ma ho sempre sentito che quest'uomo tanto impietoso con le donne abbia covato qualche sentimento sperticato, ma luminoso, per queste ventenni sfiorite, qualcosa di simile alla pietà mista alla perversione. Michela
Pubblicato da Cotone a 15.10.09 2 commenti
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lunedì 5 ottobre 2009
Guillaume Apollinaire - "Il polipo"
Pubblicato da Cotone a 5.10.09 2 commenti
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mercoledì 30 settembre 2009
Il pennello formidabile di Van Gogh. Il suo Infinito.
"Un giorno la pittura di Van Gogh armata di febbre e di buona salute, ritornerà per scagliare in aria la polvere di un mondo in gabbia che il suo cuore non aveva potuto sopportare." Stamattina ho acquistato un piccolo volume di Van Gogh, di cui sono molto felice, non è migliore nè peggiore di altri, ma è stampato su una bella carta ruvida, che non riflette la luce, una soluzione che gli conferisce una bella potenza, una forza immediata, che viene -mi pare- dalla scelta significativa del colore, un tono plebeo, come quello della sua sedia, ma così giusto da sembrarmi strabiliante: il violetto più insospettabile nidifica nelle fenditure degli alberi bruni, il giallo oro più incredibile ci viene addosso per sussurrare che intorno c'è solo odor di paglia e fieno raccolto, qualche contadino ora riposa nelle pianure arroventate e calcinate sotto un cielo quasi sempre estivo. Si ripetono la malva, il verde veronese e quel suo blu profondissimo, che sa di cielo e di pittura, per ripiombare nel viola, nel verde smeraldo, nel blu cobalto mescolato là in basso al bianco rotto di certe nuvole gonfie, come atomi triturati e poi rimescolati dal pennello del pittore: sempre la stessa variazione cromatica che ricorre, nel ventre di una tela che sa ovunque di genio, anche quando è impossibile da capire. Chi è innamorato della pittura lineare avrà sempre qualche problema con Van Gogh, che non disegnava forme e linee, ma elementi della natura in preda a continui urti oculari: imprimeva, cioè, una specie di "movimento rotatorio" alle cose, una raffigurazione attorcigliata, carica d'atmosfera e di nervi, che mi sembra meravigliosa da percepire. Siamo in un sistema cerebrale fatto di febbre, di accelerazioni pittoriche, di un pennello duro da decifrare, perchè sembra che i suoi alberi abbiano qualche fronda in cielo e le radici all'inferno, più ti sembrano alti, più ti accorgi che la pennellata è minuscola, è appena una virgola ; qualcuno ha scritto a questo proposito una frase che trovo illuminante: "Van Gogh dipinge corto, ma l'effetto è lungo". Senza inoltrarmi troppo negli aspetti emotivi della sua scelta amorosa o, piuttosto, di quella postura animosa da evangelista che decise di assumere ad un certo punto della sua vita, bisognerà riconoscere che c'è qualcosa nell'atteggiamento cerebrale di questo genio che ha sempre mandato chiunque in crisi. Era un pazzo, Van Gogh?
C'è un sacco di gente che si chiede quali altri capolavori conterebbe oggi la storia dell'arte se il pittore dei Girasoli non fosse morto a trentasette anni; io non sono un'esperta di pittura, ma mi piace pensare che Van Gogh smise di dipingere esattamente come Rimbaud, a un certo punto, smise di scrivere poesie. Mi piace pensare che, fosse morto a ottant'anni, il suo ultimo quadro sarebbe stato quello dei Corvi. Si dice che questo operaio dei pennelli, a furia di cercare l'infinito, abbia finito per soffocarne, ma queste son parole per gente con la tuba. Quello che vediamo noi oggi è qualcosa di profondamente e intimamente condivisibile: "Lo senti quel battito d'ali?". Proviamoci. Il cielo è basso, bassissimo, non c'è tempo stavolta per imprimere all'aria quella rotazione febbrile, sovraccarica, ma così piena di acqua, di sale, e di fiati. Nel giallo denso e frettoloso del fieno sciaborda qualcosa che sa di vinaccia, di saliva che risale alla bocca, simile a onde sporche e infettate di carminio. Esattamente al centro del quadro, una linea di corvi nerissimi si scatena su questa terra strabiliante e su questo cielo tumefatto, in un giorno che sa ancoradi notte. E' un nero ricco, lucente, escremetizio. Un nero che sa di materia triste, vibrante, pericolosa, che nel dolore ha trovato un battito nobile. Sembrano enormi quelle ali di corvo; sono lì, riccamente dipinte sulla tela, per dirci che stanno per sconvolgere una vita. L'elemento primitivo, tellurico dell'esistenza, ha sempre abitato la vita e la pittura di Van Gogh, come le scarpe rozze di alcuni suoi quadri o quella sua vita adorabilmente contadina: la sedia di legno povero, come la sua natura mai abbellita, eppure più ardente, più convulsa e più bella di qualsiasi altro en plein eir. Sarà anche vero che nessuno trattava l'acqua come Monet, che non possiamo guardare una ballerina senza pensare a Degas, sarà vero pure che il nero piatto rimanda a Manet, ma Van Gogh, nelle sue tele di modeste dimensioni, attraverso il suo polso formidabile, ha trovato qualcosa di più intimo e di più grandioso, il suo Infinito.Pubblicato da Cotone a 30.9.09 2 commenti
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giovedì 24 settembre 2009
Victor Hugo

"Può il cuore diventare deforme e contrarre laidezze e infermità incurabili
sotto la pressione di una disgrazia sproporzionata, come la colonna vertebrale sotto una volta troppo bassa?
in questo mondo,
e che il male non riesce mai a spegnere del tutto?"
Pubblicato da Cotone a 24.9.09 5 commenti
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