sabato 10 dicembre 2011

DOGTOOTH (Kynodonthas) - Yorgos Lanthimos - 2009 - (Michela)


Impotente fuori e impossibile dentro:
la frontiera dentro/fuori nel territorio del corpo umano.

L'ignoranza ha partorito la credulità e dalla credulità è nata la menzogna:
Yorgos Lanthimos, classe 1973, ha girato un film spudoratamente grande. Restando fedele allo scarto di rotta segnalato dalle preferenze parolistiche dell'ultimo periodo, dovrei tentare di non prendere il discorso  da lontano. Eppure, l' infantile, eiaculante ossessione per la più grande soddisfazione cinefila dell'anno mi impedisce di uscire da una visione d' insieme quantomeno opaca. Come spesso succede devo partire da una domanda: 
-Tutti desiderano possedere la verità, ma quanti ci riescono veramente? 
Dogtooth è certamente la mise en image di un concetto, ma -nonostante l'evidente privilegio concesso all' approccio visivo- la ricerca emotiva è la grande exclue del film. Devi cercare bene nella scatola umanoide e superare la periferica profondità dell' immaginazione.  Devi trovare, cioè, una specie di ironia razionale per venir fuori dall' apatico, luminoso congegno messo in piedi dalla macchina filmica. Per questo motivo, preferisco per Dogtooth la definizione di Allegoria a quella di metafora. 
E' quasi certamente estate: in una casa in campagna, con giardino, siepi e piscina, un uomo senza nome ha costruito il suo regno personale. Vive con sua moglie e i tre figli: due donne bionde, vestite spesso con semplice biancheria di cotone e un maschio, che forse è il favorito, ma che appare il meno convincente dei tre. Esiste una naturale inclinazione dell' uomo a rendersi cieco, ma lo spettacolo che ci viene incontro dal primo fotogramma di Dogtooth è quello di una (De)formazione sartoriale dell' essere. I tre bambini sono stati cresciuti nell' apoteosi del loro Babas ("papà", detto con un suono un po' ridicolo): una sorta di demiurgo, di pedagogo e giudice insieme. 
E' certamente meno padre che tiranno. Ha insegnato loro una Lingua del tutto deformata in cui -per dirne qualcuna- "tastiera" sta per "vagina" e "mare" per "confortevole sedia". Ha fabbricato intorno a sé un arsenale di poteri, devozioni ed obbedienze che gli permette di governare agevolmente il suo micro-ragnoso regime. 
La regia di Lanthimos è l'esaltazione naturale di questo status: luminosa e claustrofobica insieme, con una predilezione per le immagini frontali (anche di nudo), che vince largamente la tradizionale contraddizione Violenza/Umorismo. Rinunciando al più facile registro drammatico, il regista ha trovato uno stile gelido che forse è l' elemento che rende il suo film così unico. Liberandoci dalle lacrime, dai ghirigori emotivi e da tutto il laboratorio sentimentale del dramma, non veniamo "forzati" verso nessuna interpretazione della pellicola. Prendiamo una scena qualsiasi:

Un esterno piacevole, pulito, da ricca abitazione di famiglia benestante, che -tuttavia- stride coi concetti innegabilmente sottesi a tutta la sequenza: Obbedienza/Sereno Servilismo/Devozione. Manca, in breve, quella possibilità di fare e non fare che chiamiamo comunemente libertà. Quest' assenza d' identità, la violata occasione di definire se stessi, viene saggiamente arginata dal timore della Punizione. Eccone un esempio:
A parte la meravigliosa scelta estetica del bianco -un colore così asettico e sterile- questa scena rinvia direttamente ai più oscuri cartigli della criminologia medievale,  in cui si ordinava di punire il criminale al cospetto del popolo e si confermava l' esistenza di un' Autorità in grado di determinarne il destino. Nello stesso tempo,  indugia anche su una parola tristemente più vicina a noi, non solo cronologicamente, che è quella di Regime.  
J. Goebbels, un signore che di potere ne capiva qualcosa, un giorno esordì con questa frase da carceriere di gran razza: - "La propaganda è un' arte, non importa se essa racconti o meno la verità". 
Da un punto di vista più ovvio,  Kynodonthas è un moderno, nerissimo J'accuse! contro le insidie della propaganda, intesa come architettura di qualsiasi Dittatura, poiché in grado -da sola- di alterare significativamente la libertas agendi dei popoli, deformando la loro visione della realtà. Così, succede che il patriarca della famiglia riesca a far credere che la loro pace sia minacciata da un mostro tremendo, che si chiama Gatto, e che per combatterlo tutti loro debbano abbaiare come cani:
(Questo è un momento che io trovo superlativo nel film, perché è la condensazione di almeno tre campi semantici: la deiezione dell'uomo nel mondo; l'ancestrale, primitiva chiusura dei popoli rispetto alle diversità (intesa come differenza di razza, ceto, stato, educazione, etc); La contaminazione epidemica che ha fatto barricare il mondo occidentale in una cortina di pregiudizi  nei confronti del mondo orientale (cfr. Il "nemico del Terrorismo", in questo caso rappresentato dal Gatto) . 
Quando dico che questo film è davvero grande, voglio dire che Lanthimos non ha lasciato proprio niente al caso: Nella scarna sceneggiatura di Dogtooth fondono insieme Pedagogia e Demagogia. L'uomo viene precipitato nella sua dimensione di automa, di anonimo vero, nella misura in cui viene controllato persino quando ha a che fare con la terra, coi denti, con la saliva e col piacere. 
Il sesso va eseguito come un'operazione chirurgica. Il maschio (anche lui non ha nome) prende la donna solo nei modi che gli sono concessi (quando lei chiede di "spingersi più in là", si sente ripetere, con la voce di un flebotomo: "non posso"  

Ogni momento dell' accoppiamento procede per automatismi; la stanza è invasa dal solito bianco, sulla scrivania (da qui non si vede) c'è un ritratto del padre/tiranno. Non c'è niente di personale nell'arredamento e la luce alle loro spalle ricorda ancora una volta l'idea di sala operatoria, di disinfezione e -in senso lato- di sterilità. E' un misero effetto placebo per il maschio, per evitare eventuali sovversioni. Eppure, i due coniugi ci offrono una scena di nudo che funziona per contrapposizione.
 Come spesso, succede il "dietro le quinte" è più interessante del palcoscenico:
Un notturno, un film porno, la libertà di dire e toccare. 
Ci insegnano da sempre ad avere un chimerico terrore delle potenze visibili e invisibili. Eppure, anche da malati immaginari continuiamo ad avere dentro quella corsa disperata verso la vita che preme sullo sterno nottetempo. Siamo animali crudi, nebulosi, vittoriosi e permalosi. Le snervanti provocazioni del film sembrano suggerirci che gli esseri umani sono creature addomesticabili, spesso cieche, ma ancora sensibili al veleno  vitale della natura, della fame e del godimento, che assomigliano a rischiose infiltrazioni nell'ordine civile delle cose. Bastano pochi indizi. Una parola celata male. La scoperta di un nuovo linguaggio umano. 
Non riusciamo quasi mai a possedere la verità, ma alcuni di noi possono almeno toccarla(Chiudo con un bel passaggio del film: le due ragazze decidono di chiamarsi "Bruce" e "Spinadorsale". Il nome, anche se qui è ridicolo, è la prima forma di riconoscimento che l' 'individuo offre di sé. )
Pensavo:
Ma siamo così lontani dal micragnoso regno di Dogtooth?


In fin dei conti crediamo ancora che un profeta abbia soggiornato per tre giorni e tre notti nel ventre di un pesce e che si sia trovato così bene da scriverci anche un cantico. 
Buoni pensieri.

Michela

12 commenti:

MrJamesFord ha detto...

Un grandissimo film che ho odiato nel profondo.
Totalmente rivoluzionario eppure odioso e terribile.
Ma ci sta tutta.
In qualche modo, l'ho sempre considerato l'Inception del Cinema autoriale estremo.

AmosGitai ha detto...

Non lo visto e forse sbaglierò... ma mi ricorda un po' Salò di Pasolini... sbaglio?

Anonimo ha detto...

Anche se dimentichi i regali che ti devo fare, sei fantastica.
L'amico L.

Simona ha detto...

Che gran film!

Sdisughero ha detto...

10 e lode! Complimenti M!

Conte Nebbia ha detto...

Hai visto pure "Alpis"?

Cotone ha detto...

Non ancora! Aspetto clamorosamente...Spero sia bello almeno la metà di Dogtooth.

Anonimo ha detto...

'A JemmeseForde... Maddechè?
"Inception" tutto sommato è un balocco carino, ma in definitiva Nolan sta a Lanthimos come Paolo Meneguzzi sta a Tim Buckley.
Cioè, diarrea e cioccolato Lindt, proprio.
Se il parallelo era un modo -magari elegante, nella tua testa- per dire che non ci hai capito un cazzo, potevi almeno riguardartelo, prima, "Kynodonthas".

bradipo ha detto...

grande film e grande recensione! però mi dovresti descrivere meglio la voce di quell'odiosa bestia che è il flebotomo..mi hai incuriosito :)

bradipo ha detto...

eh eh era una battuta , la conosco benissimo quella voce, facendo il veterinario e operando in una zona endemica di leishamaniosi con quella bestia odiosa ci sono a contatto ogni giorno..e poi ricordo anche che un'estate mi gonfiarono veramente come una zampogna! a differenza delle zanzare che pizzicano pochissime volte questi fanno un massacro!

Cotone ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Anonimo ha detto...

Ma dai, sono i cani che possono avere( qualche piccolo) problema di convivenza con i flebotomi non di certo i veterinari :) ed in ogni caso il ciclo vitale dei flebotomi e' una delle cose più fighe che esistano in natura! Viva gli insetti:)
Recensione grandiosa, socia.
Simo