lunedì 15 ottobre 2007

Memoriale da Tucidide- Regia di Ronconi - Teatro Piccolo di Milano

Rappresentare è anche Saper tacere, perché un silenzio profondamente sentito è qualcosa di molto difficile recitare; occorre calibrare la prima battuta con una certa precisione, un’energia persuasiva e quasi quaresimale. In pellicola il regista può coprire il silenzio con un rumore amplificato, lo scalpeccìo di tre passi, un fruscìo vicino, una musica precisa che con identica precisione sostituisce il linguaggio. A teatro l’attore è solo, le sue pause proseguono idealmente la sua lirica. Un drammaturgo conosce questa fatica, un regista teatrale deve reinterpretarla con modernità e, ad oggi, il mio nome su tutti è Luca Ronconi. Chi conosce il teatro, chi Lo ama davvero, avrà certamente sentito il bisogno di andare a sedersi nelle file che occhieggiavano davanti alla trilogia del “Prometeo incatenato” di Eschilo, “Le baccanti” di Euripide e “Le rane” di Aristofane”, messe in scena in maniera deliziosa al teatro Strehler di Milano, qualche tempo fa. Manca Sofocle, il mio preferito, il Saggio e onorato che più di altri amò la vita alla greca, vale a dire: facendo man bassa di ogni piacere, reclamando il diritto di tradire la moglie, per frequentare i guaglioni più ambigui della polis, per poi convertirsi alla normalità in vecchiaia, e innamorarsi con sincero “ueueare” di Teoride, un’etera formidabile, una donna a metà tra una grande orizzontale e una cocotte parigina. Non fu un caso, perché, a parte le eroine epiche, le uniche donne a guadagnarsi un posto vero nella storia dell’Attica, furono proprio le etere, che erano qualcosa di diverso dalle pornài e pure dalle cortigiane in senso stretto. E Pericle? Anche lui amò Aspasia, che sembra lo abbia reso felice, ma politicamente gli portò sfortuna. Ronconi continua idealmente il suo viaggio panellenico in Tucidide, che non è esattamente rappresentabile. La storiografia, senza cori e senza stasimi, prende suono nella voce non ancora arrugginita di Massimo de Francovich e in quella robusta, cavernosa e modulatissima di un grande Francesco Siciliano: veloce, puntuale, con una spiccata gestualità e un’abilità figurativa da vera maschera. E’ la fine dell’età d’oro di Atene, Pericle perderà la carica di strategos autokrator, gli spartani marceranno su Atene, e in questa verità storica Licurgo prende a calci Solone, ad oggi il più grande giurista di tutti i tempi. E’ l’età del teatro, della filosofia socratica e della sua “bottega del pensiero”. Lo si vedeva passeggiare per le strade di Atene, seguito dai suoi discepoli, senza tessuto libresco, in piena riflessione; era un uomo sporco, dice sua moglie Santippe, non si lavava mai e indossava lo stesso chitone di lana, ovviamente rossa, anche d’estate. Era sempre scalzo, e nelle case più lussuose setacciava ogni parola con la sua faccia da satiro, naso grosso, bocca enorme, mascella grossolana; beveva moltissimo e non dava un soldo a sua moglie. In compenso, frequentava spesso il salotto di Aspasia, sempre ricercando una definizione del Bene e del regime più adatto a perseguirlo. Ricerca umile e arrogante insieme, tutta fatta di meditazione. Aristofane, "la lingua più tagliente di Atene", lo sbeffeggiò in una commedia, "Le nuvole", facendo di un paradosso un’orgia accusatoria. Del resto, Quando affermavano che sollevava dubbi senza proporre certezze, rispondeva che erano nella ragione, ma che poteva farci? Era figlio di una levatrice, era abituato a “partorire, non a procreare”. Per diventare il padre della filosofia, aveva bisogno di affermare proprio questo diritto al dubbio, non credo che avesse di mira unicamente la democrazia, ma certamente l’aveva sottoposta a dura critica. Tuttavia, riconobbe alla polis il diritto di ucciderlo, e qui Socrate pronunciò un atto di fede democratica, che a mio giudizio resta insuperato. Tutto è uscito dal suo cranio. Una parola che ricorre spesso nel testo del Memoriale è "Isonomia", per renderci conto di quanto non fosse definizione ante litteram e sconnessa, ma vera identità di un popolo, basterà ricordare che Pericle, il dittatore di una lunga epoca, fu sottoposto a processo. Dissero che Aspasia aveva fatto della sua casa un bordello, con tanto di droghe, pornài e messe nere (tutto, ma non gli dei!). Sarebbe possibile pensare, in piena gloria nazista, a un processo contro Eva Braun? Lo escludiamo. Questo successe perché gli abitanti della polis erano soprattutto CITTADINI (possiamo dirlo di noi, oggi?), gli ateniesi non avevano un parlamento, ERANO il Parlamento, in cui si riunivano 4 volte al mese, senza deputati, perchè questi uomini non elessero mai nessuno a rappresentarli! Era organo senza casa, che si riuniva nell’agorà oppure al Pireo. C’erano oligarchici, democratici, idealisti convinti, ma non esisteva una vera topografia di destra o di sinistra. Tutti potevano parlare, senza superare il tempo della clessidra ad acqua che scandiva la fine di ogni intervento. Prima di approvare una legge si chiedeva il parere del Bulè, un consiglio, con funzione principalmente garantista: era composto da 500 cittadini, in carica per 1 anno, a turno, pagati MODESTAMENTE dalla polis. Si riunivano nel Buleuterio, in un angolo dell’agorà, erano divisi in 10 pritanie e stavano in seduta tutti i giorni, fino al tramonto. Ogni pritania estraeva a sorte il suo presidente e tutti toccava prima o poi di esserlo. Questo fece di Atene una città di ex presidenti e questo, nella stessa misura, spiega il grande attaccamento di quel popolo alla sua città. L’areopago, da Pisistrato in poi, fu lentamente superato, eccetto per i delitti che richiedevano pena capitale. Ai tempi di Pericle il potere esecutivo era esercitato da nove arconti; la Sua carica era quella di Arconte militare e a quelli che criticano la democrazia greca dicendo che era un dittatore, rispondo che fu piuttosto un re costituzionale, visto che doveva formare ogni volta una maggioranza nell’ecclesia e poi sottoporre la sua legge a Bulè. Eccellente statista, abile stratega, moltiplicò il bilancio dello stato, introdusse la cinquina negli eserciti, ogni tanto abusò del suo potere, è vero, ma il processo contro Aspasia, che fu contro se stesso, ce lo ricorda mellifluo e pietoso, in singhiozzi, curvo a mendicare e piangere davanti a 1500 giurati. Non fu la sua vergogna, fu una vergogna, semmai, per Atene. Di lì a poco, Sparta, con le sue falangi, avrebbe portato nella civiltà il caos, e con esso, il morbo nero: la peste. De Francovich e Siciliano mettono in scena con lunghi monologhi tutta questa concentrazione lirica, storica, umana, che forse non ha esempi nella modernità. Un coro di allievi segue inusualmente la loro narrazione, perché Ronconi ne ha voluto uno, con tanto di stasimo. Luci, pause, frammenti, tempi: tutto dosato sulla rievocazione dell’Attica e del suo sole inospitale, fino alla decadenza di Pericle, della sua città, e di quel volto deforme, bubbonico, rosso esilio separato, che fu la peste. Michela
Michy

8 commenti:

brucaliffo ha detto...

Che sinergia. che affinità che empatia! Abbiamo scritto contemporaneamenta entrambe, ignorandolo. Entrambe due argomenti professionalizzanti, ignorandolo: tu con la tua prosa, io con la mia punteggiatura! Che bell'articolo, come sei colta!!!!
Imparata così la storia greca diventa un piacere che ti sublima.
La mia preferita e senza dubbi Santippe!!!
Complimenti brucaliffo, sei un talento.
Tua simona

Anonimo ha detto...

Vabbè,non era sulla storia greca, ma va bene lo stesso...Magari su certe sue istituzioni tout court, questo sì.
Ti abbraccio forte,
Michy

Anonimo ha detto...

Immaginavo che mi appuntassi questo particolare..
Anche il tuo articolo vanta della precisione dei studi!
Grande brucaliffo..
Simo

Anonimo ha detto...

Le 3 coinquiline di via Curzio Rufo,a tarda ora, frugano rapidamente nella pagina del vostro blog.
Spesso, data la palpebra cadente, non riescono a servirsi dell'attenzione necessaria per affrontare una lettura integrale e approfondita dei vostri, apprezzabili e certamente "professionalizzanti",articoli.
Al contrario, possono certamente dilettarsi attraverso i vostri piccoli battibecchi.
Le vostre incomprensioni, irrilevanti come quelle tra un muto e un sordo, con tutta la loro simpatia, ci garantiscono un allegro e appagato riposo.. :-]

brucaliffo ha detto...

Alle tre coinquiline notturne: grazie per i gentili commenti,ma c'è da fare una importante precisazione la definizione "incomprensioni irrilevanti, come quelle tra muto e sordo"; non rispeccha affatto la tela piuttosto sottile che si intesse nello scambio di opinioni tra me e brucaliffo! Trovandolo infine riduttivo e offensivo!
Grazie lo stesso per la partecipazione.
Simo

Anonimo ha detto...

leggendo il commento lasciato dalle tre coinquiline.... ci dissociamo dalla paternità dello stesso in quanto materialmente assenti nel momento dell'elaborazione...
f.to le restanti due coinquiline
sei un MITO per noi depandance!!!!!!!!!!!!!!

brucaliffo ha detto...

Grandi le due coinquiline...!!!Certo che tenervi in giro per casa deve essere davvero troppo simpatico!!
Devo assolutamente venire nella capitale per passare nella vostra casetta a salutarvi!!
Un saluto caloroso da Bari!
Simona

brucaliffo ha detto...

Grandi ANTONELLA E ASSUNTINA!!!!
Siete uniche...E Trooooppo simpatiche!!!
Vi vogliamo bene,
Simo e MIck!